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Recensione a "i versi della Pietà" (di Pasquale Montalto)
Pubblicato da: Magiko , il: 13/11/2008

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Francesco FUSCA I versi della pietà, MeEduSA ed.ni, Spezzano Albanese (CS),2008, pp.144,s.p.i.

Francesco Fusca, poeta di spirito eletto, uno degli uomini di cultura più impegnati nella nostra Calabria d’oggi, con questo libro fresco di stampa I versi della pietà (Cosenza 2008) affronta e si confronta con uno dei temi più difficili da accogliere da parte dell’animo umano, la morte, perché quasi sempre collegata con la sofferenza, il dolore, la ferita, ovvero la pietà, appunto, come suggerisce l’Autore nel titolo del suo libro, o anche al sentimento e alla decisione del perdono, per come sarebbe utile meditare. Perdono prima di tutto verso noi stessi per aver allontanato dalla nostra vita il tema della morte, fino al punto che è diventato, soprattutto nel sentimento della coscienza popolare, un argomento tabù, come giustamente sottolineano le parole della memoria dell’arcivescovo di Catanzaro Antonio Ciliberti (cfr. pg.9).
Un libro che muove dal sentimento religioso e ripropone simboli e parole legate al mondo della cristianità, alla cultura religiosa corrente che fa da quadro e contestualizza il tema della morte. Una morte di cui l’Autore avverte una presenza assente, un “ridolino”, come stato della coscienza interna (“…Ho chiesto, infine/ pietà alla morte,/ ma non rispose/ sebbene la sentissi ridacchiare…”, pg.27). C’è subito da evidenziare che i puntini sospensivi sono una costante ricorrente in questo libro e non possono passare inosservati, potendo assolvere essi a varie funzioni, da quella di un tema “cantierabile”, per come dichiarato dall’Autore nel secondo risvolto di copertina, a quella di discorso introduttivo, che intende riprendere il discorso, magari dopo aver iniziato maggiormente a dialogare con la poesia, o anche per ritrovare le parole che per il momento non riescono a venir fuori.
L’aspirazione di Francesco Fusca è comunque che il tema diventi campo per la Poesia, per come subito inizia a farsi sentire riponendo l’attenzione sul legame più forte che esista al mondo, come esperienza umana, il rapporto Madre - Figlio. Ed è qui il primo vero rapporto d’incontro con la morte, perché con la morte fisica della donna che ci ha partorito, una parte di noi si stacca e muore con lei, e noi possiamo reagire in tanti, tantissimi, modi. La morte inizia a raggiungerci con la morte dei genitori e poi di parenti, amici, conoscenti. E con quella presentata dai mass media si sedimenta poi nella memoria collettiva delle popolazioni, segnando gli indirizzi umanitari (“Quando la Madre/ vede il Figlio in croce…” (cfr.pgg. 27 – 35), dice il poeta senza concludere e lasciando solo lo spazio per il tempo successivo, quello della sensibilità poetica e della meditazione, che possono ricongiungere lo strappo e la ferita con la morte).
Il poeta Fusca, nell’avviare questa ricerca sul tema della morte, riflette su sé stesso e muove dai ricordi, insegue gli indizi in un ampio arco di tempo (“…Maestro” - dice Fusca, pg.38 del volume, riferendosi al suo grande amico Ibrahim Kodra – “ho sentito poco fa che te ne vai…”, e data 24 gennaio 2006; a pg 43 poi, riferendosi ai padri dei suoi alunni morti in mare, offre questa meditazione “…Sulla cresta dell’onda/ il pescatore che sa nuotare/ grida aiuto”, e data gennaio 1974; e ancora “…E tu - burlone d’un uomo -/ quasi in fretta/ sei andato via”, Frascineto, 10 luglio 1987;così pure a pg 57 “…Mestamente/ Bevo il calice amaro…/ Ubriaco e barcollante/ esco per primo, ma non so più andare…”, Spezzano Albanese,7 giugno 2004). E questa è vera testimonianza che il poeta Fusca dà dell’esperienza con la morte.
Da parte nostra, personalmente come lettore, non possiamo che dire “Grazie” all’Autore per averci fatto dono dei suoi sentimenti e averci introdotto in questo territorio misterioso e sconosciuto, su cui di certo l’arte poetica è capace di poter dire molto, con l’obiettivo di illuminare spazi che per il momento rimangono preda del buio e della paura. Il segno della luce è la speranza che sembra fuoriuscire come conclusione del viaggio poetico verso la morte, affinchè possa restituirci col suo faro illuminante le parole che si è presa e i suoi significati, per rendere più completa l’esistenza e avere più conoscenza sulle ragioni del vivere e del morire… dove albergano le ragioni più recondite della poesia, le ragioni dei grandi interrogativi dell’uomo, che oggi si rende per questo “Ulisside, di nuova progenie”…


Pasquale Montalto




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