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Recensione a "i versi della Pietà" (di Pietro Napoletano)
Pubblicato da: Magiko , il: 13/11/2008

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“i versi della Pietà”, di Francesco Fusca, Edizioni MeEduSa, Spezzano Albanese, con prefazione di mons. Antonio Ciliberti Arcivescovo Metropolita di Catanzaro – maggio 2008.
È l’ultima e più fresca pubblicazione di Francesco Fusca, Ispettore tecnico – Dirigente Ministero I.U.R., Poèt ka Spixàna e scrittore di riconosciuto ed apprezzato valore.
“Poesia e Prosa d’Amore per anime sensibili e palpitanti davanti al Mistero della Vita e della Morte”, definisce l’Autore, questa sua sofferta testimonianza. Io direi che è una forma di preghiera, uno spicilegio poetico della maturità. Guardare in faccia la Morte, sfogliando l’elenco delle tante persone care, più o meno illustri, trapassate, comporta una riflessione filosofica che è un insieme di poesia e ricerca dell’Assoluto. Il che è degli spiriti superiori, che volano alto. Gli altri, le persone “normali”, rispondono in pieno all’affermazione di Bacone: “L’uomo teme la morte come il bimbo teme il buio”. Egli invece, sostenuto dal suo impegno sociale e dalla solida dimensione culturale, di un argomento per cui la gente fa gli scongiuri, ha fatto motivo di riflessione filosofica e sublimazione poetica.
La morte, mistero inesplicabile, che l’esperienza quotidiana sembra voglia ignorare, e che Foscolo invece invocava: “Morte, tu mi darai fama e riposo!”. Egli la guarda con risolutezza e, come la giaculatoria dei Trappisti, sembra dire: “Memento mori!” (Ricordati che devi morire!), ma tra le righe si sente l’eco del canto di vittoria della chiesa di rito bizantino-greco: “Cristòs anèsti!” (Cristo è risorto!).
Leggiamo a pag. 27, in “Versi della Pietà”: “Ho chiesto Pietà alla polvere/ Perché non s’adagiasse/ Sul ritratto di Mamma/ E di mio Padre”; e a pag. 41, nel componimento ispiratogli dalla scomparsa del grande pittore shqìp Ibrahim Kodra: “Con Te, Ibrahim, va via la Primavera/ e si porta con sé il Tuo sorriso,/ e le rondini vispe e le farfalle,/ e la dolcezza d’una voce amica…”.


Pietro Napoletano




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