Creatività e ricerca in didattica
Pubblicato da: Magiko
, il: 19/5/2008
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Quando si dice la bellezza: scuole alla ribaltaCREATIVITÀ E RICERCA IN DIDATTICA di Francesco FUSCA Se si vuole leggere e, soprattutto, sfogliare La cucina creativa dell’ Alto Jonio calabrese (Porfidio Editore, Moliterno [PZ] 2.008, pp. 203) è meglio farlo lontano dal pranzo e dalla cena. Il rischio che si corre, difatti, è quello di farsi venire l’acquolina in bocca e di masticare a vuoto un bel piatto di Maccarruni con sugo di castrato (p. 20), di Baccalà con pepe rosso e olive (p. 144) e, infine, di Cannaricoli (p. 195)… Questo volume -prodotto didattico di un lavoro iniziato nell’ a. s. 2.006-07 e oggi concluso, dell’ Istituto di Istruzione secondaria di 2° grado (Indirizzo alberghiero e della ristorazione) di Trebisacce (Cosenza)- è davvero un bel itinerario formativo dei ragazzi e delle ragazze del Territorio calabrese che fa capo a Trebisacce e al suo hinterland. Il libro, che reca una Presentazione del dirigente scolastico Vincenzo Petrelli e una Introduzione del professor Pietro Salatino, si sfoglia, si guarda e si ammira; e chi vuole saperne di più, può farlo semplicemente e tranquillamente sia per l’ ampio corredo iconografico sia per le colte indicazioni. Non è un ricettario come tanti che girano per l’ Italia e per il mondo; ma una ricerca pedagogico-didattica di docenti e studenti, che esplora, seleziona e propone la storia della cucina calabrese e dintorni e poi, appunto creativamente, ne fa una proposta originale che, dentro la Scuola dell’ Autonomia del nostro Paese, è fiore all’ occhiello. «In questo lavoro -precisa Petrelli- lungi da noi l’ idea di fare uno dei tanti ricettari; si sono volute presentare le esperienze fatte dai nostri alunni che, oltre a curare la presentazione dei piatti dei nostri nonni, hanno voluto, sulla base dei principi studiati in Scienza degli alimenti, pur salvaguardando l’ originalità delle ricette, fare gli accomodamenti dettati da una dieta ideale per la prevenzione delle ormai diffuse “malattie del benessere”, proponendo una dieta mediterranea adattata alle esigenze ed alle problematiche di una società influenzata da un consumismo poco controllato» (p. 3). Nella lunga Introduzione, Salatino precisa sin dall’ inizio che: «è importante essere educati sin da bambini ad una corretta alimentazione, soprattutto in un contesto come quello attuale, in cui i condizionamenti dovuti alla pubblicità o alle diverse abitudini che ci arrivano da altri Paesi che hanno affidato al fast food la loro alimentazione quotidiana, ci influenzano spesso nella scelta del nostro stile alimentare» (p. 5). Per avere un’ idea piuttosto precisa dei contenuti del libro dell’ Istituto “A. Aletti” di Trebisacce si propone, significativamente, l’ “Indice” del saggio di Pietro Salatino: • Alimentazione equilibrata e cucina dell’ Alto Jonio –La necessità di un’ alimentazione equilibrata-; • Linee guida per una sana alimentazione; • Le piramidi alimentari; • Il modello alimentare mediterraneo; • La cucina ed i prodotti tipici dell’ Alto Jonio cosentino; • Alcune precisazioni guida. Si notano, evidentemente, alcune peculiarità che afferiscono all’ attenzione al Territorio da parte della Scuola diretta da Petrelli e che introducono quella Metodologia della ricerc-azione tanto chiacchierata e poi, ahimè!, tanto tradita. In effetti, si tratta, a ben vedere, di una ricerca laboratoriale che coniuga armoniosamente il lavoro teorico, lo studio, l’ olio di gomiti con il “metter le mani in pasta”, nella realtà esistente ed esistita, dell’ arte culinaria e degli aspetti antropologici che sempre, ovunque, quella comporta.
*** Da quando Petrelli ha assunto il ‘comando’ dell’ “E. Aletti”, ha sempre dichiarato, in pubblico e in privato, di volerne fare uno dei migliori Istituti alberghieri d’ Italia. Chi scrive non sa se Vincenzo ci sia riuscito o no; tuttavia, è onesto affermare che, anche rispetto ad Alberghieri dell’ Emilia Romagna, della Basilicata, del Lazio, del Piemonte…, di alcuni dei quali chi scrive ha diretta conoscenza, l’ Istituto di Trebisacce ben figura e, probabilmente, non è secondo a nessuno. Va dato merito sicuramente al dirigente scolastico e alla sua caparbietà per il Valore-Cultura, senza dimenticarne la competenza professionale la quale, bisogna testimoniarlo, non si riscontra diffusamente, ahimè!, tra i capi d’ Istituto delle “Istituzioni scolastiche autonome” (Legge n. 59/97, art. 21; Regolamento del 1999), perché non pochi cercano/tentano ancora di vivere, con evidenti sbandamenti e danni per la Comunità, da direttori didattici e da presidi, status soppressi da anni… Altrettanto merito, tuttavia, va dato ad un Collegio dei docenti colto e professionalmente a posto; così come va elogiato il personale non docente che, con la sua collaborazione, permette molto del lavoro pedagogico-didattico che l’ Istituto porta avanti. Si tratta, insomma, di una Scuola dove, evidentemente, gestione direzione amministrazione vengono realizzate seconda la felice metafora della “mano di ferro in guanto di velluto”… Corigliano Calabro (Cosenza), aprile 2.008
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